Conflitti di famiglia e obiettivi di vita

Hai mai sentito la storia dell’elefante e dei 6 ciechi saggi?

Un giorno un elefante giunse in un villaggio indiano nel quale abitavano solo persone cieche.

Quando si trattò di riconoscere quale animale avesse fatto il suo ingresso tra le mura, vennero portati avanti i 6 saggi del Gran Consiglio:

  • il primo si posizionò davanti all’elefante e, toccandone la proboscide, pensò di trovarsi davanti ad un serpente;
  • il secondo accarezzò il grande orecchio dell’animale e disse che, visto il gran caldo, era molto contento gli fosse stato portato un gran ventaglio;
  • il terzo scambiò il corpo del pachiderma per un muro;
  • il quarto si aggrappò alla coda come se fosse una corda;
  • il quinto afferrò la zanna e pensò si trattasse di una lancia;
  • l’ultimo, infine, si mise all’ombra delle zampe pensando di essere vicino ad un albero.

Tutti e sei stavano dicendo, dal loro punto di “vista”, la verità. Toccando una parte dell’animale, ognuno di essi aveva fatto un’esperienza differente e ne aveva tratto una valutazione della realtà.

Converrai con me che ciascuno di noi, nella propria vita, è come uno dei 6 saggi indiani: ognuno, dal proprio punto di vista, dice la verità e ha un buon motivo per sostenerla. Questa verità però, come nella storia, non cancella un fatto fondamentale: lì fuori ci può essere un elefante che noi però non vediamo!

Senza allontanarsi da questa immagine, far emergere l’elefante non visibile (o non percepito) è una attività tipica che i consulenti finanziari svolgono sia negli incontri con i clienti singoli, che negli incontri con più familiari o di coppia.

Ho già trattato il tema degli incontri familiari in un mio articolo di qualche tempo fa*, ma oggi vorrei riprenderlo perché penso che questa abilità non sia così semplice e lineare.

Recentemente una coppia di amici discuteva davanti a me circa l’opportunità di utilizzare il risparmio da dedicare a 2 importanti obiettivi di vita:

  1. aiutare i figli nelle spese di istruzione per la loro specializzazione universitaria all’estero post diploma;
  2. accantonare del risparmio aggiuntivo per costruirsi una rendita previdenziale più robusta, in modo da vivere una vita più serena una volta in pensione.

Giovanni, il mio amico, si lamentava di trovarsi in disaccordo con la moglie Laura circa l’utilizzo dei propri risparmi. Laura, a dire di Giovanni, si preoccupava solo e soltanto del futuro dei ragazzi ed era ossessionata dal trovare le risorse finanziare per tutte le opzioni post diploma.

Giovanni, invece, voleva incrementare l’accantonamento previdenziale per essere sicuro di godersi la vita in pensione e andare in giro per il mondo con la moglie, così come avevano sempre sognato.

Giovanni era frustrato dal fatto che Laura ritenesse che pensare alla loro vita in pensione, fosse ancora troppo presto per preoccuparsene oggi. “A forza di rimandare, non ce ne occuperemo mai seriamente!” mi diceva.

Districare i conflitti sulle diverse priorità di utilizzo del risparmio richiama l’esempio di prima: ogni saggio tocca una parte dell’elefante e pensa di sapere cos’è, ovvero pensa di essere nel giusto.

In generale esistono 5 modi per gestire i conflitti** che passano dal mettere in campo un approccio:

  1. competitivo. Quando si cerca di perseguire i propri obiettivi senza preoccuparsi di quelli altrui;
  2. elusivo. Quando si vuole evitare o posticipare il conflitto e non ci si preoccupa né del nostro volere né di quello degli altri;
  3. accomodante. Quando si sacrifica il nostro volere per obbedire ad un ordine oppure si cede al punto di vista dell’altra persona;
  4. collaborativo. Quando si cerca di lavorare con l’altra persona con cui siamo in conflitto per trovare il modo di soddisfare la volontà di entrambi;
  5. compromissorio. Quando si cerca un espediente o una via di mezzo che soddisfi in modo parziale ambo le parti.

Questa immagine li riassume graficamente tutti e 5:

conflitti sulle diverse priorità di utilizzo del risparmio

Ovviamente non c’è quello corretto in assoluto. Ognuno di essi è più appropriato di altri in determinate situazioni.

Tuttavia quando parliamo di obiettivi familiari, dove è la relazione il valore massimo da preservare, l’approccio collaborativo è l’unico che minimizza la probabilità che il conflitto riemerga in futuro.

Quando Giovanni mi raccontava le sue preoccupazioni, nella mia testa pensavo che l’unico modo per aiutarli a riflettere insieme, era di rendere chiaro che ogni importante evento finanziario e patrimoniale è anche un importante evento psicologico. Ed è solo chiarendo gli aspetti psicologici di ciascuna posizione che si può capire come iniziare a collaborare.

Quando ti troverai in situazioni di questo tipo, ricordati, come cita un testo classico della negoziazione***, che il lavoro da fare è sempre quello di:

  • separare le persone dal problema. Questa azione ha lo scopo di consentire alle parti di affrontare il problema senza mettere a repentaglio la relazione. Questa fase passa dal capire appunto le motivazioni profonde e le emozioni che guidano le riflessioni;
  • concentrarsi sugli interessi più che sulle posizioni. Se un problema viene risolto tenendo conto degli interessi delle parti, è più probabile che soddisfi le persone coinvolte.

Tornando ai miei amici… sarà stato il clima conviviale o il fatto di interrogarsi a voce alta davanti ad un terzo, ma andando avanti nella chiacchierata ognuno dei due ha confidato all’altro le motivazioni che erano alla base di ciascuna posizione:

  1. Laura aveva sofferto il fatto che i genitori non avevano avuto la possibilità di pagare i suoi studi e, di conseguenza, dovendo lavorare per sostenersi, aveva fatto una gran fatica a studiare. Non voleva quindi che i figli rivivessero una situazione simile;
  1. Giovanni invece, aveva visto lavorare i propri genitori sino agli ultimi giorni di vita, sacrificando le esperienze divertenti che sognavano di vivere insieme una volta in pensione.

È stato importante poi sottolineare che gli interessi di entrambi non fossero confliggenti, ma anzi, che andassero nella medesima direzione: entrambi volevano aiutare i figli e, allo stesso tempo, costruirsi dei momenti comuni dove vivere i loro desideri.

La soluzione così era diventata percorribile: bastava vedere in maniera pratica come allocare le risorse esistenti, o ripensare alla struttura patrimoniale, in modo che entrambi gli obiettivi fossero tenuti in debita considerazione.

Qual è la morale di questa storia? Tornando alla metafora iniziale:

se i 6 saggi indiani avessero toccato, non solo una, ma anche le altre parti del corpo dell’animale, avrebbero probabilmente capito con più buonsenso, che ciò che era accanto a loro era un elefante e null’altro.

*https://goalbasedinvesting.it/obiettivi-di-famiglia/

**Faccio riferimento al “Thomas-Kilmann Conflict Mode”, uno dei modelli più usati e citati in letteratura, vedi anche:

https://eu.themyersbriggs.com/-/media/Files/PDFs/Book-Previews/TKIT0003e_preview.pdf

***“L’arte del negoziato” R. Fisher, W. Uri, B. Patton, Corbaccio 2005

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