Donne e indipendenza finanziaria

Il percorso per l’uguaglianza tra uomini e donne è lungo e accidentato e, come sappiamo, passa anche dalla rimozione di ostacoli di natura economica.

Per secoli le donne non hanno potuto essere indipendenti finanziariamente. Anche le più ricche, nella maggior parte dei casi, lo erano in quanto mogli o figlie di mariti o padri facoltosi; anzi nell’Inghilterra di Jane Austen*, ad esempio, le donne non potevano neppure ereditare il patrimonio, proprio poiché donne! Per di più, persino la ricchezza che una giovane sposa portava in dote al matrimonio era messa a disposizione del marito, piuttosto che della diretta interessata.

Ci vorrà molto tempo per vedere qualcosa di diverso, come ad esempio negli Stati Uniti nel 1771, quando la colonia di New York approvò una legge dal nome bizzarro: Legge che conferma alcuni trasferimenti di proprietà e stabilisce il modo in cui gli atti devono essere registrati”**; dove per la prima volta si chiedeva agli uomini di raccogliere il consenso delle mogli nel caso avessero voluto vendere i beni trasferiti in dote col matrimonio.

Da allora ad oggi è passato molto tempo, le cose sono oggettivamente cambiate, ma sicuramente non alla velocità che ci si potrebbe aspettare.

In Francia, bisognerà attendere il 1965 perché venga promulgata una legge che consenta alle donne di possedere denaro a nome proprio e di aprire un conto corrente bancario in modo totalmente indipendente, cioè senza essere accompagnate dal coniuge.

In Germania, allo stesso modo, sino al 1962 alle donne era proibito aprire un conto in banca e sino al 1977 non potevano nemmeno lavorare senza il permesso del marito.

Negli Stati Uniti, bisognerà invece aspettare il 1974 e l’entrata in vigore della legge: “Equal credit opportunity act”, perché alle donne sia permesso di aprire un conto bancario, una carta di credito e la sottoscrizione di un contratto di mutuo senza la firma del marito.

Oggi in Italia, nonostante non ci siano impedimenti materiali, circa 4 donne su 10*** non sono titolari di alcun conto corrente.

Le donne delle ultime generazioni sono sicuramente più sicure di loro, più orientate a farsi strada nel mondo del lavoro e a costruirsi diverse opzioni di scelta nella vita. Rimangono comunque alcuni fattori che frenano tale libertà di azione e che impattano sulla loro indipendenza economica. Aver chiari questi elementi è molto importante per le tematiche di pianificazione finanziaria e patrimoniale.

Dovendo rappresentare graficamente i principali fattori che limitano l’indipendenza finanziaria delle donne, mi immagino qualcosa di questo tipo:

1) Per prima cosa per essere indipendenti finanziariamente e per amministrare del denaro, bisogna ovviamente guadagnarlo. In Italia, nonostante le cose stiano pian piano migliorando, il tasso di occupazione delle donne tra i 15 e 64 anni è circa il 53%, inferiore di circa il 14% rispetto alla media europea.

È un fatto noto che esista una marcata differenza di retribuzioni all’interno di diversi settori occupazionali. I settori con competenze scientifiche (cosiddetti STEM****) come ad esempio l’ingegneria o l’informatica, sono quelli con gli stipendi mediamente più alti. Purtroppo, questi settori sono proprio quelli in cui la percentuale femminile è piuttosto bassa; perciò il divario retributivo, funzione anche dell’area professionale scelta, aumenta proporzionalmente (Fonte Linkiesta***** su dati OCSE 2021):

2) Per le donne, il punto precedente è solo il primo “scalino” da superare. Il secondo riguarda invece l’entità degli stipendi: mediamente le donne dell’Unione Europea percepiscono una paga inferiore del 13% rispetto a quella degli uomini (il 20% a livello globale) a parità di mansioni, con l’aggravante che tale differenza tende ad aumentare al crescere dell’età lavorativa e dell’importanza della mansione (fonte Linkiesta***** su dati Istat 2020):

3) Infine il terzo importante “gradino” che una donna deve superare riguarda un retaggio storico sociale e culturale che ancora persiste: alle donne è demandata la funzione di cura all’interno della famiglia. Sia che una donna lavori o meno, qualora decidesse di mettere su famiglia, la gestione dei figli sarà demandata a lei. Senza parlare poi delle attività svolte per curare i genitori o affini anziani.

Questa responsabilità determina una importante differenza di ore medie giornaliere non remunerate che le donne trascorrono in attività di cura o in attività domestiche: in Italia questo tempo è mediamente circa 3 volte in più rispetto agli uomini.

Sono sicuro che tutti questi fattori potranno essere corretti nel tempo, anche grazie alle nuove generazioni che fin da giovani vengono sensibilizzate su questo tema. Nel frattempo l’impatto economico di tale situazione è ancora tangibile e lo è ancor di più quando si arriva a parlare di pensione al femminile, dato che:

  • oggi solo 1 donna su 2 lavora;
  • una donna ha una retribuzione media inferiore agli uomini;
  • una donna ha minori ore di lavoro complessive retribuite;
  • una donna genera minori risparmi e accumula minori contributi pensionistici;
  • e statisticamente una donna vive più a lungo dell’uomo.

Date le circostanze è evidente che bisognerebbe aver chiaro il prima possibile ciò che è opportuno fare per ridurre queste discrepanze.

In tema di pianificazione finanziaria penso che per le donne sia cruciale:

  • sviluppare una propria cultura pratica di gestione del denaro, dei risparmi e degli investimenti. In questa fase sarà ovviamente importante mettere a fuoco gli obiettivi di vita su cui puntare, tenendo conto dei fattori di rischio visti in precedenza che, volenti o nolenti, una donna incontrerà nel corso della vita e quando andrà in pensione;
  • essere trasparenti e discutere in modo proattivo argomenti di pianificazione patrimoniale con il proprio partner e con i propri cari;
  • creare una struttura familiare di gestione del denaro e di pianificazione che sia equilibrata il più possibile.

Come prima cosa quindi nel momento in cui una donna decidesse di andare a vivere con il proprio partner e di avere figli, il consiglio che darei è di non delegare totalmente la responsabilità della gestione finanziaria e patrimoniale all’altra metà.

È basilare prendere coscienza fin da subito che nella nuova realtà si intrecceranno due patrimoni e due redditi distinti, quindi perché non chiarire sin dal principio come organizzare le differenti risorse patrimoniali, oltre che l’arredamento della casa o le vacanze al mare?

Guardando ai modelli in giro per il mondo, a mio avviso, un modo efficace ed equilibrato è quello della struttura a 3 conti:

In questo modello, sia la donna che l’uomo, decidono di versare nel conto 1 i propri redditi.

Il conto 1 ha lo scopo di pagare tutte le spese della famiglia (affitto, consumi, tasse scolastiche, ecc.). Il surplus generato (risparmio) viene a quel punto trasferito sui conti singoli 2 e 3 in quote stabilite (in questo esempio al 50%).

Naturalmente la suddivisione dell’eccedenza (risparmio) viene decisa dalla coppia che quindi, affrontando l’argomento, deve per forza prendere coscienza dell’esistenza di tale questione.

Certo, le opzioni di scelta possono essere le più diverse: ad esempio in proporzione ai redditi percepiti, oppure con l’opzione del 50/50, che in molti casi consentirebbe una redistribuzione più equa delle risorse mitigando il vincolo del gender pay gap, per rimanere a due esempi base.

Col modello a 3 conti, entrambi i partner controllerebbero il proprio denaro, con un certo grado di autonomia, ma potrebbero decidere, sempre di comune accordo, come pianificare l’uso dei propri risparmi per i bisogni della famiglia.

Oggi le donne per fortuna possono decidere di vivere la propria vita in mille modi diversi: felicemente single, sposate, in una unione civile o come parte di una famiglia allargata. In ogni caso:

  • mantenere una responsabilità diretta e non demandare completamente ad altri la gestione delle finanze,
  • comunicare in modo trasparente e proattivo a partner e familiari ciò che è importante,
  • esigere una struttura equilibrata di gestione delle risorse,

è un modo per pensare con la propria testa (o insieme ad altri), sviluppando un maggiore grado di consapevolezza e indipendenza.

* Jane Austen, Persuasione, 1818.

**https://www.thoughtco.com/property-rights-of-women-3529578

***https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2023/11/08/solo-il-58-delle-donne-ha-un-conto-corrente-personale_c371aec4-2922-4c89-92d0-1867ea67ce6e.html

**** Science, Technology, Engineering e Mathematics

***** https://www.linkiesta.it/2023/11/gender-pay-gap-salario-uomini-donne/

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