Oltre il fondo migliore: come l’investimento “passivo” sta trasformando la gestione patrimoniale e il valore della consulenza finanziaria

Narra la leggenda che Santippe, moglie di Socrate, tornata a casa iniziò ad inveire contro il filosofo che, come sempre, era impegnato a dialogare con i suoi allievi nel cortile. La donna era così alterata verso il marito che, da lì a poco, passò dalle parole ai fatti: affacciandosi alla finestra di casa rovesciò una brocca d’acqua sulla testa del filosofo. Socrate, per nulla turbato, con una calma olimpica pronunciò la famosa frase:

“Tanto tuonò che piovve!”

Il detto “tanto tuonò che piovve” si adatta perfettamente alla storica contrapposizione tra fondi a gestione passiva e fondi a gestione attiva. Come ha comunicato Morningstar* qualche settimana fa, negli Stati Uniti gli asset dei fondi passivi (ETF ma non solo) hanno superato quelli dei fondi a gestione attiva.

Più precisamente, alla data del 31/12/2023, le cifre ci dicono che i passivi hanno raccolto denaro dagli investitori americani per 13.252 miliardi di dollari contro i 13.244 miliardi di dollari dei fondi attivi.

Nel corso degli anni la costante ascesa dei fondi passivi, non solo negli Stati Uniti ma in generale in Europa e nel mondo, ha animato il dibattito tra i sostenitori e detrattori contrapponendo da un lato le esternalità positive di questo fenomeno versus le crescenti paure nel caso in cui tale fenomeno continuasse a crescere con gli attuali tassi anche in futuro.

Ci si domanda quindi:

Per i fondi attivi siamo all’equinozio di autunno**?

Da qui in poi la luce che ha accompagnato la loro crescita continuerà a diminuire sino all’arrivo del Generale Inverno?

Per riflettere su uno scenario di questo tipo, immaginiamo che la linea rossa del grafico continui a salire nei prossimi anni sino a coprire interamente la parte blu: ovvero che tutti i fondi diventino passivi.

Premetto che io non penso che ciò accadrà, ma proviamo a fare per un momento questo esercizio mentale: in che mondo finanziario vivremmo?

Se il denaro fosse investito sui mercati tenendo conto della sola capitalizzazione dei titoli (il loro valore totale) e del loro peso sull’indice, allora le notizie sui fondamentali economici o finanziari avrebbero un’importanza molto bassa o nulla e in generale la volatilità dei prezzi diminuirebbe. Tale minore oscillazione potrebbe spingere più investitori ad entrare sul mercato dei fondi comuni e più aziende potrebbero pensare di emettere titoli.

Però l’altra faccia della medaglia sarebbe che, se tutto dipendesse dal peso del titolo nell’indice, allora (nel caso ad esempio di indici azionari) le grandi aziende con importanti capitalizzazioni sarebbero destinate ad essere più grandi o a rimanere grandi anche senza averne i meriti economici. In altre parole i loro prezzi sarebbero favoriti dai flussi e le valutazioni elevate potrebbero rimanere alte per davvero tanto tempo.

In più, in un mondo così strutturato probabilmente la parte “Macro” acquisirebbe maggior peso rispetto alla “Micro” (visto che le allocazioni sono già decise) e di conseguenza gli aspetti macroeconomici peserebbero molto di più. Pensiamo ad esempio al livello dei tassi di interesse nella competizione sui flussi di denaro tra azioni e obbligazioni: esso avrebbe un ruolo ancor più importante di quanto non lo abbia oggi.

Infine i costi medi degli strumenti di investimento continuerebbero la loro discesa verso il basso, sicuramente fino a livelli più contenuti di quelli odierni.

Ora, torniamo alla realtà.

Non è difficile vedere nel mercato USA (ma non solo) che tali tendenze sono già presenti e attive con i livelli attuali di strategie passive:

  • i costi medi all’ingrosso (in classi istituzionali) dei fondi attivi e passivi americani sono nel tempo calati sensibilmente:
  • negli ultimi decenni la volatilità, registrata dall’indice VIX al netto dei momenti di forte stress, ha manifestato una chiara tendenza al ribasso;
  • la capitalizzazione record delle grandi società americane, le cosiddette “Magnifiche 7”***, ha portato il peso del mercato azionario Usa sull’indice mondiale MSCI World**** ad un livello superiore al 70%

Sì, lo so cosa stai pensando adesso: continuando di questo passo l’efficienza dei mercati finanziari potrebbe pian piano andare a sparire! La convergenza tra andamento dei prezzi e valori fondamentali si potrebbe allontanare inesorabilmente.

Come ti anticipavo però, io tendo ad escludere uno scenario così estremo perché anche il fenomeno dei fondi passivi non resta immobile nel tempo. A maggior ragione so che il mondo dell’Asset Management è perfettamente cosciente che all’aumentare del disallineamento tra i prezzi dei titoli e le valutazioni, crescerà anche il valore d’uso delle strategie attive su quelle passive.

A mio avviso però ciò che resterà di questo fenomeno sarà l’impatto sui costi: più si andrà avanti in questa direzione, più sarà plausibile vedere scendere i costi.

La gestione attiva, quindi, dovrà costare meno. Questa conclusione, anche se ancora in erba, è già presente sul mercato istituzionale (più che nel retail) grazie, ad esempio, alla diffusione degli ETF a gestione attiva.

Mantenendo questi ultimi una struttura di costi abbastanza contenuta, grazie anche alle economie di scala nella gestione con algoritmi e/o intelligenza artificiale, essi si pongono l’obiettivo di ottenere il profitto dalle anomalie di mercato o dalle valutazioni esagerate derivanti anche dalla gestione passiva.

Volgendo adesso lo sguardo al Wealth Management o alla consulenza finanziaria:

Qual è stato e quale sarà l’impatto di questi avvenimenti?

Il successo delle gestioni indicizzate negli ultimi decenni ha spinto, non solo negli USA, le società di consulenza a reinventarsi. La proposizione di valore tesa a vantarsi di avere un’esperienza consolidata nella selezione delle migliori società di gestione e dei fondi migliori sta sempre più scemando, è oramai diventata una “commodity”.

Pian piano l’ascesa degli ETF passivi ha portato a galla la necessità degli investitori di avere un “servizio migliore” più che il miglior fondo in assoluto.

E questo “servizio migliore” quale sarebbe?

Quello in cui i consulenti trascorrono più tempo con i clienti a parlare delle esigenze della famiglia, dei progetti di vita, dei rischi, degli aspetti fiscali e patrimoniali più che delle singole soluzioni di investimento.

E in futuro?

Penso che la strada sia tracciata. Gli strumenti di investimento saranno ancora più economici e in alcuni casi persino più sofisticati grazie ai programmi di intelligenza artificiale. Alla fine però ciò che rimarrà chiaro a tutti è che gli strumenti sono solo degli strumenti!

A mio avviso l’ascesa dei fondi passivi è stata una delle forze dirompenti che ha permesso di mettere in evidenza dove si annida il valore fondamentale dell’industria e quindi, volenti o nolenti, ha spinto e sta spingendo tutti gli attori a riflettere su come gestire al meglio ciò che per i clienti è veramente importante.

 *https://www.advisorhub.com/passive-funds-overtake-active-thanks-in-part-to-advisory-shift/

**Il momento dell’anno in cui il giorno e la notte hanno la stessa durata. Da qui in poi però finendo l’estate, inizia l’autunno che porta con sé una minore esposizione solare diurna.

***Apple, Microsoft, Alphabet, Amazon, Nvidia, Meta e Tesla.

****https://www.msci.com/documents/10199/178e6643-6ae6-47b9-82be-e1fc565ededb

*****https://exencialwealth.com/resources/exploring-the-pricing-gap-between-large-and-small-cap-stocks

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