Il gusto dolce amaro delle previsioni

Mancano ormai pochi giorni a dicembre e, immancabilmente scatta l’ora delle previsioni economiche e di mercato.

Esperti e media si lanciano a pubblicare i dati dei “guru” del momento, tutti intenti a prevedere con un certo margine di sicurezza quale sarà la direzione dei mercati finanziari e quali saranno gli strumenti che, con maggiore probabilità, diventeranno i vincitori per il 2024.

Queste analisi hanno la stessa stagionalità del pandoro e del panettone perché, proprio come queste prelibatezze, esauriscono la loro funzione allo scadere delle prime settimane del nuovo anno.

Occhio però! Una differenza c’è: mentre il panettone, all’assaggio rilascia un gusto dolce e un piacevole retrogusto di arancia, le previsioni di mercato non provocano quasi mai lo stesso effetto; anzi il loro retrogusto è abbastanza “amaro”, dal momento che la loro accuratezza è sempre molto bassa.

Ciononostante le previsioni finanziarie sono tra le dolcezze più ricercate e degustate del periodo.

Per questa ragione ogni anno di questi tempi non posso fare a meno di chiedermi:

  • Perchè anche quest’anno il mercato delle previsioni è così florido?
  • Perchè diamo loro così tanto spazio?

Se ci fosse tra voi qualcuno che avesse ancora dei dubbi sulla loro scarsa accuratezza, dovrebbe leggere gli innumerevoli studi che parlano dell’argomento. La letteratura in tal senso è sempre più vasta.

Qui mi limito a citare il famoso studio di CXO Advisory Group* che dal 1998 al 2012 ha analizzato 6.582 previsioni di 68 “guru” circa l’andamento futuro dello S&P 500. Il risultato evidenzia come:

  • alcuni esperti possono avere anche un inizio fortunato che porta loro una certa notorietà e attenzione dei media e degli investitori, spingendoli poi a pubblicare altre previsioni;
  • al crescere delle rilevazioni, lo spettro degli esperti si amplia e il tempo delle previsioni si dilata, tanto da ridurre l’accuratezza del risultato (in altre parole: quanto ci azzecco) sino ad un risicatissimo 47,4% per l’intero periodo (vedi il grafico qui di seguito). In pratica un valore inferiore a quello che otterremmo dal lancio di una moneta**.

Torniamo quindi alla domanda:

Perché le persone danno credito a previsioni che hanno una accuratezza così bassa?

Per rispondere devo per forza fare un balzo nel passato di 500 anni.

Londra, 1523.

In quel periodo la capitale contava circa 120.000 residenti. Qualcosa di strano però stava per accadere: alla fine di quell’anno circa 25.000 persone (circa 1/5 della popolazione totale) decise di fuggire dalla città. Perché, ti chiederai?

Si trattò di una fuga in massa causata non da una guerra o da un’epidemia o carestia, bensì da una folle previsione!

Nell’estate del 1523, un gruppo di indovini avvertì la popolazione che il 1° febbraio del 1524, il fiume Tamigi si sarebbe ingrossato così tanto da inghiottire l’intera Londra. La notizia fu inizialmente accolta in modo vago, ma presto si diffuse il panico. Hai visto mai? 😉

Migliaia di persone si rifugiarono in tende a pochi chilometri dalla città, altri però pensarono che la distanza non fosse sufficiente e si spostarono addirittura di 15 o 20 miglia.

Erano tutti in attesa della famigerata catastrofe del 1° Febbraio del 1524, che puntualmente non arrivò.

Lo so che stai pensando: “Luciano hai un po’ esagerato a paragonare quanto successo a Londra 500 anni fa con quello che accade oggi con le previsioni di mercato per il nuovo anno”. Probabilmente hai ragione, ma penso che le due cose abbiano un minimo comun denominatore.

In generale, in tutti noi abita un meccanismo mentale automatico che dà credito alle previsioni a bassa probabilità di accadimento ma potenzialmente a grande impatto sulla nostra vita. La paura che si materializzi tale impatto non ci permette di ignorare a priori questi eventi.

La conseguenza? Le persone di oggi che ascoltano i guru del momento, come i londinesi di 500 anni fa, insistono sul fatto che la posta in gioco è spesso così alta che una previsione azzeccata sarebbe in grado di assicurare loro o un bel guadagno o potrebbe evitare una catastrofe.

In base a tale meccanismo mentale notiamo che le persone:

  • sono portate a credere in loro stesse e alle cose che si raccontano, nei momenti in cui le “acque” dei mercati finanziari sono abbastanza calme;
  • invece quando l’incertezza fa capolino, quelle stesse persone tendono a dare maggior credito ad altri (i guru).

Questo clic della nostra testa, come un interruttore on/off, è così forte da farci dimenticare che sono proprio le informazioni sugli eventi futuri ad influenzare i prezzi dei titoli e che nessuno, dico nessuno, può immaginare in maniera completa le informazioni che riceveremo domani. Non c’è modo di prevedere gli eventi e l’impatto che questi avranno sui prezzi di mercato.

Stiamo parlando di un limite non irrilevante, che ridimensiona anche l’uso dei “consensus” (una sorta di media delle previsioni di più guru)!

Non so se qualcuno li usi ancora, ma come è possibile pensare che mettere insieme previsioni mediamente non accurate possa determinare in qualche modo una previsione accurata?

Quindi? Esiste una strada alternativa alle previsioni?

Certo!

Tutti i giorni hai a che fare con il futuro nella tua vita privata.

Come affronti l’incertezza nella tua quotidianità? Come affronti le prossime settimane, i prossimi giorni?

Normalmente non abbiamo la presunzione di prevedere il futuro: ciò che facciamo è organizzare le nostre settimane costruendo un giorno dopo l’altro.

E come lo facciamo?

Mettendo insieme le cose che “dobbiamo” fare con quelle che “vogliamo” fare.

Alcune cose sono quelle che “dobbiamo” fare che ci piaccia o no (quelle che rispondono ai bisogni nostri e dei nostri cari), poi ci sono quelle che “vogliamo” fare (che rispondono alle nostre passioni, ai nostri progetti)***.

Nonostante che l’organizzazione del nostro tempo al lavoro, in famiglia o nel tempo libero non riesca ad eliminare gli imprevisti e l’incertezza, inevitabilmente cerchiamo di gestire tutto mantenendo sempre un certo “margine di sicurezza” (più tempo, l’aiuto di qualcuno, …) che ci consenta di fare ciò che abbiamo pianificato a prescindere dagli imprevisti: scioperi, traffico, eventi climatici avversi, malattie di stagione…

Per questa ragione faccio fatica a capire come mai tali regole, che applichiamo con successo quotidianamente, non debbano essere applicate in maniera diffusa anche per gli investimenti.

Certo, non sono un ingenuo, capisco che quando c’è di mezzo il denaro la posta in gioco è molto alta e quindi l’affidamento alle previsioni possa essere una rete di salvataggio almeno mentale.

Però sono anche convinto che, continuare a procedere in questa direzione sopravvalutando l’accuratezza di tali indicazioni sia un atteggiamento miope che forse più che facilitare la crescita della nostra consapevolezza, assomigli ad una confortevole coperta di Linus.

*https://www.cxoadvisory.com/gurus/

Lo studio di CXO Advisory è stato anche rivisto e aggiornato da un ulteriore analisi fatta nel 2019 (sotto allegata), che conferma il risultato generale del primo studio  https://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=3339657

**Per chi volesse approfondire ulteriormente può leggere anche il seguente articolo

https://edition.cnn.com/2022/12/28/investing/premarket-stocks-trading/index.html

***Ovviamente anche molte cose che “dobbiamo fare” le facciamo con piacere, le vogliamo fare. Non possiamo però dare per scontato che questa comunione di intenti valga per tutto.

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