Il “lato oscuro” della pianificazione

Uno studio di qualche anno fa condotto dagli psicologi D. Gilbert e M. Killingsworth* dell’Università di Harvard ha rivelato che le persone trascorrono circa il 50% delle ore di veglia pensando a qualcosa di diverso da quello che stanno facendo.

I ricercatori affermavano che:

“la mente umana è una mente errante, e una mente errante è una mente infelice. La capacità di pensare a ciò che non sta accadendo adesso è una conquista cognitiva che ha un costo emotivo”. 

A differenza di altri animali, gli esseri umani trascorrono molto tempo a pensare a qualcosa di diverso rispetto a quello che stanno facendo in quel preciso momento: ricordano eventi passati (retrospettiva), pensano ad altri che potrebbero accadere in futuro (prospettiva) o che potrebbero non accadere mai.

Il vagare della mente sembra di fatto essere una modalità specifica del cervello umano.

Il lato oscuro di questa storia è che quando la mente vaga nel passato o nel futuro, a dire dei ricercatori, ha spesso un grado di piacere inferiore a quando si trova ad essere focalizzata sul “qui e ora”: ad esempio durante una conversazione piacevole con un amico.

Gli studiosi, inoltre, affermano che nonostante il vagare della mente sia una modalità predefinita, il come lo si faccia e il dove si vada, porta con sé un costo emotivo, che a volte potrebbe essere persino doloroso.

Perché dicono addirittura doloroso?

Perché questo girovagare mentale è innescato da sentimenti non proprio rilassanti, come l’ansia.

Come spiega Gilbert nel libro “Strumbling on Happiness”** (“Inciampare nella felicità”), avere a che fare con il futuro e nel nostro caso specifico pianificare: “richiede la necessità di scrutare il futuro, cosa che facciamo mediamente nel 12% della nostra giornata di veglia (sul 50% visto sopra), e l’ansia è una di quelle reazioni che possiamo avere quando lo facciamo”. Prevedere ogni aspetto del futuro, infatti, è impossibile. 

Nonostante queste forze “oscure” remino contro di noi, la saggezza “popolare” ci ricorda da sempre invece che pianificare in anticipo vari momenti della nostra esistenza (l’istruzione, il matrimonio, le esigenze della famiglia, la pensione, ecc… ) dà sempre i suoi frutti. 

Allora come riuscire a pianificare, senza subire il peso di queste forze emotive così pesanti? 

Puoi combattere le forze oscure: 

1.    riducendo l’ansia derivante da questo processo;

2.  costruendo un ponte solido tra presente e futuro;

3.  aiutando i clienti a immaginare le opportunità del futuro. 

La maniera pratica di mettere a terra tutto questo, passa dal comprendere il ruolo dei valori, dei bisogni e degli obiettivi nel processo di pianificazione. 

Ne ho parlato più volte, oggi però vorrei aggiungere qualche elemento in più. 

A volte alcuni consulenti mi hanno riferito che, secondo loro, comprendere i bisogni e gli obiettivi dei clienti sia più importante che comprenderne i valori: “E’ più probabile che siano i bisogni e le necessità a spingere il comportamento, piuttosto che i valori”. 

È fuor di questione che tutti abbiamo dei bisogni e delle necessità, così come che le nostre necessità primarie debbano essere soddisfatte a prescindere dai nostri valori. Questo fatto però vale proprio perché esse sono bisogni primari; ad esempio, a prescindere da quanto per noi sia importante un ecosistema naturale in equilibrio, abbiamo bisogno di respirare aria pulita. 

Invece, laddove non sia centrale la sopravvivenza (e per fortuna ne esistono molti di questi casi), sono convinto che i valori siano i binari che alleviano le frizioni psicologiche che la pianificazione patrimoniale porta inevitabilmente con sé.

Affermo questo perché i valori, oggi e domani, hanno la forza di accompagnare e supportare le scelte in cui investiamo tempo, energia e denaro. Ed è la loro presenza e la loro forza positiva accompagnatrice che riesce a contrastare e ridimensionare l’ansia. 

Ecco quindi che valori e obiettivi procedono di pari passo, mantenendo la loro identità specifica. 

1. I valori ci indicano la direzione, mentre gli obiettivi sono la destinazione da raggiungere. 

Pensa alla tua vita come ad un viaggio: se hai chiari i tuoi valori, potrai scegliere la direzione più giusta per te, perché essi saranno la tua bussola. Usando la stessa metafora, gli obiettivi invece saranno la destinazione che desideri raggiungere.

Se viaggio verso est, raggiungerò Tokyo. L’Oriente è la direzione, Tokyo è la destinazione. Il piacere di viaggiare e visitare luoghi avventurosi (Libertà) è un valore, visitare Tokyo è un obiettivo. 

2. Gli obiettivi possono essere raggiunti o meno, mentre i valori sono onnipresenti. 

Se continuiamo con l’esempio di prima, una volta visitata Tokyo, posso cancellarla dalla mia lista di obiettivi. È fatta: ci sono stato! Eppure, il mio valore “Viaggio e Avventura” rimane con me. Quindi anche se il singolo obiettivo è raggiunto, i valori tendono a persistere nel tempo.

Ecco quindi che posso dedicarmi alla pianificazione del mio prossimo viaggio, usando questi valori come guida. 

3. I valori tendono a mantenere la loro forza nel tempo; gli obiettivi, invece, devono avere un certo grado di flessibilità. I valori hanno qualità simili alle regole.

Certo, alcuni di essi possono variare nel tempo man mano che la vita evolve, ma la loro rigidità e specificità è la cornice del quadro all’interno del quale tutto accade. Ecco perché sono utili***: sapere di restare all’interno di quel tracciato significa spostarsi con più fiducia e meno ansia.

Gli obiettivi invece dovrebbero avere sempre un certo grado di flessibilità, perché (tornando all’esempio del valore “Viaggio e Avventura”) a seconda delle condizioni posso decidere di assecondarlo provando semplicemente un nuovo piatto al nuovo ristorante giapponese della mia città, oppure pianificando una vacanza intorno al mondo. 

Per concludere: molti sono in grado di pianificare il futuro e alcuni sono persino capaci di godersi il processo.

Per coloro invece che decidono di non farlo o che desidererebbero farlo ma ne avvertono una difficoltà evidente, forse il giusto modo di procedere è partire dai valori e mantenere il giusto grado di flessibilità sugli obiettivi. In questa maniera si troveranno a compiere il primo passo con la giusta forza.  

*https://news.harvard.edu/gazette/story/2010/11/wandering-mind-not-a-happy-mind/

**Daniel Gilbert, 1 febbraio 2007, Edizioni Harper Perennial

*** “How Far Into the Future Can Values Predict Behavior? It Depends on Value Importance”

https://journals.sagepub.com/doi/epub/10.1177/19485506241233646

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