Ribellarsi all’incertezza è sempre di moda

Quest’estate ho guardato i miei figli giocare con le biglie in spiaggia. Dopo aver costruito la pista sulla sabbia la partita ha avuto inizio.

Ad un certo punto, arrivata ad una strettoia, la biglia rossa si è trovata la strada sbarrata da quella blu. Il punto di domanda disegnato sul viso del figlio piccolo era inequivocabile: “Spingo la mia rossa per scalzare la blu o no? Dovrebbe funzionare!“

La meditazione è durata ben poco, perché dopo un coro generale per favorire una decisione sollecita (“Muovitiii!!”), non solo la biglia rossa e quella blu sono finite fuori pista, ma tutto si è concluso con una zuffa generale.

Assistere a questo episodio mi ha portato a pormi una domanda:

Come fai a dire che un’azione causerà un effetto su di un’altra, prima di vederla accadere?

Pensaci bene: la biglia rossa non ti dà alcun indizio. È perfettamente rotonda, proprio come quella blu. Nessuna caratteristica ti permette di capire in anticipo quale interazione potrebbe avere sulla biglia avversaria.

A fartelo immaginare, allora, è l’abitudine.

Aver visto in passato che il prodotto di una sbocciata tra biglie è il rimbalzo di una sull’altra, ti porta a pensare che così succederà ancora. Nulla tuttavia garantisce che questo esito varrà per sempre. È una mera previsione derivante dalle tue esperienze precedenti.

Si potrebbe dire lo stesso per tante cose che ci circondano: il rumore della caffettiera prelude il profumo di caffè; uscire alla mattina con la macchina per andare in ufficio anticipa la certezza del traffico…

Insomma, la ripetizione delle esperienze (abitudine) crea in noi l’ “aspettativa” che le cose accadranno così come i nostri sensi ce li hanno fatti conoscere in precedenza.

Oggi, mentre scrivo questo articolo, apro il giornale e registro:

  • l’inflazione più alta degli ultimi 40-50 anni;
  • i tassi di interesse in crescita,
  • i mercati azionari in calo dall’inizio dell’anno del 15, 20 o 25%;
  • la guerra in Ucraina che dura da più di 6 mesi;
  • le catene di approvvigionamento globali “inceppate”;
  • la pandemia ancora circolante, seppur a ranghi ridotti;
  • la Cina in “blocco” economico o quasi;
  • e così via …

Queste notizie ci danno una sensazione piuttosto concreta che l’incertezza sia in aumento e probabilmente la più alta di sempre.

Se ti chiedessi se il mondo è più incerto oggi rispetto a 2, 3 o 5 anni fa, sono sicuro che mi risponderesti “Ma Luciano! È ovvio. Oggi è peggio!”

Questa risposta però è abbastanza strana perché implicitamente presume che qualche anno fa fosse molto più facile prevedere il futuro di quanto non sia possibile oggi; come se lo scoppio della pandemia e poi la guerra avessero reso gli scenari molto più complicati da immaginare.

Gli appassionati di dati che misurano l’incertezza conosceranno sicuramente un indice chiamato Economic Policy Uncertainty Index*. Tale indice prova a quantificare il livello di incertezza economica globale, tenendo conto di diversi fattori tra i quali anche quante volte la parola “incertezza” viene pronunciata sui giornali, la varianza delle previsioni tra i diversi analisti economici, le variazioni nelle politiche fiscali, ecc..

Secondo tale metrica, che vi riporto qui sotto (aggiornata a giugno 2022):

indice di incertezza economica globale

negli ultimi 20 anni il valore dell’incertezza ha toccato il minimo in due momenti:

  • l’anno prima (luglio 2000) dell’attacco alle torri gemelle;
  • l’anno prima (giugno 2007) della crisi finanziaria del 2008.

Questo fatto è un po’ paradossale, perché, ad oggi, sono stati i momenti più incerti della storia moderna.

Infatti da un lato si assistette ad un attacco, mai visto prima, sul suolo americano, mentre dall’altro si osservò una elevatissima probabilità di fallimento economico e finanziario globale.

La conclusione ex post è, ancora una volta, che prevedere il futuro è davvero difficile.

Cosa possiamo dire allora a proposito dell’incertezza?

  • Ciò che cambia nel tempo non è il livello di incertezza (inteso come prevedibilità del futuro). Il mondo di oggi non è più incerto di quello del passato e viceversa;
  • Il livello di incertezza è, invece, direttamente proporzionale al livello di comprensione da parte delle persone che le cose andranno così come sempre sono andate (la biglia rossa sboccerà quella blu facendola spostare).

Si, hai capito bene, l’incertezza riguarda il passato. È una questione di aspettative.

Oggi siamo di fronte ad una situazione in cui le persone stimano con grande enfasi che quanto ci riserva il futuro possa non coincidere con quello che ci attendiamo. Sono quindi le “potenziali” aspettative disattese a generare incertezza.

Prendere coscienza di questo, significa capire che, essendo le aspettative per loro natura fragili (hanno a che fare con il passato, con l’abitudine) spesso non lasciano spazio al nuovo. Perciò, a mio avviso, l’unico modo per contrastare l’incertezza sta nell’imparare a gestire le aspettative, provando ad aprirsi al nuovo.

Sì, ma come possiamo fare?

Inizia a chiederti: qual è l’attitudine contraria all’aspettativa?

La risposta che io mi sono dato è:

la fiducia!

Per avere “certezze” nell’incertezza, dobbiamo confidare nel fatto che sapremo affrontare le cose così come si presenteranno. Questo non significa credere che le cose andranno sempre come speriamo, e neppure che non commenteremo errori.

Vivere con la certezza che saremo capaci di affrontare le sfide a cui quotidianamente dovremo far fronte, è il punto cardine su cui iniziare a costruire un atteggiamento nuovo nei confronti del futuro.

Quindi se vuoi ridurre l’incertezza per i tuoi clienti non è necessario definire scenari chiusi (nella speranza che chiudendo gli scenari avrai più certezze). Ciò che serve è lavorare a tutti i livelli sulla costruzione della fiducia.

La fiducia che dovrai definire si baserà su 3 pilastri:

  1. fiducia personale. Il mio consulente è preparato e mi fido di lui perché non farebbe nulla per arrecarmi un danno;
  2. fiducia istituzionale. L’istituzione (o il Team di lavoro) del mio consulente è solido ed è anche pronto a fornirmi un numero ampio di soluzioni;
  3. fiducia di metodo. Il metodo di lavoro che usa il mio consulente è efficace (fa la cosa giusta per me) e mette al centro i miei bisogni e i miei progetti di vita.

A questo punto, se vuoi capire quante delle tue energie sono dedicate a costruire la fiducia col tuo cliente, ti propongo un indice sintetico della fiducia.

  • Prendi i tuoi clienti più importanti. Datti una autovalutazione da 1 a 10 sui tre aspetti della fiducia che ho menzionato sopra.
  • Somma i tre valori ottenuti e dividi per 3.
  • Avrai così un semplice indice sintetico della fiducia rispetto ad uno specifico cliente e contemporaneamente avrai degli elementi su cui riflettere per migliorare.

A conclusione, come postilla, se ci pensi bene dopo tutto quello che abbiamo vissuto negli ultimi 2 anni e mezzo è strano che ci sia qualcuno che voglia ancora ribellarsi all’incertezza.

Strano, ma non stranissimo in base a quanto rispose Eleanor Roosevelt, la notte prima del D-Day.

Il Presidente F. D. Roosevelt le domandò come si sentisse non conoscendo l’esito della battaglia del giorno dopo.

Eleanor rispose: ”Franklin, avere quasi sessant’anni e ribellarsi ancora all’incertezza, non credi sia ridicolo?”

In poche parole: fai pure un piano, lascia aperto il futuro e confida in te stesso, perché sarai in grado di affrontare le cose che verranno!

* https://www.policyuncertainty.com/index.html

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