L’alfabetizzazione pensionistica e il “punto nave” sulla previdenza complementare

Circa 2 settimane fa è stata pubblicata la “Relazione per l’anno 2023” della Covip* (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione), che è il report annuale che fa il “punto nave” sulla previdenza complementare.

Il documento è sempre molto atteso perché permette di accedere a dati aggiornati sull’accumulo di risparmio necessario ad integrare le pensioni pubbliche, che, come sappiamo già, saranno abbastanza magre rispetto ai nostri redditi da lavoro pre pensione.

La difficoltà d’equilibrio del sistema pensionistico pubblico è sotto gli occhi di tutti. Il modello a ripartizione** dovrà fare inesorabilmente i conti da una parte, con l’arrivo dei boomers e il costante aumento dell’aspettativa di vita, e dall’altra con la scarsa natalità.

Il “potential support ratio”*** ci restituisce una fotografia preoccupante di questa dinamica. Infatti:

  • nel 1980 c’erano circa 5 persone nella fascia di età produttiva (15-64 anni), che potevano potenzialmente supportare il versamento dei contributi e l’erogazione delle pensioni;
  • oggi questo dato è pari a 2,6 persone in età produttiva su 1 in pensione;
  • nel 2040 saremo a 1,7 persone in età produttiva per 1 pensionato.

Una riduzione di capacità di contribuzione che creerà una tensione nelle risorse disponibili e spingerà, a sua volta, verso una maggiore spesa pubblica che, secondo il MEF****, crescerà nei prossimi 2 decenni per poi ridursi gradualmente dal 2045 in poi.

Sai perché la spesa pubblica per le pensioni si ridurrà?

Perché uno dei fattori più impattanti, dice il MEF****, sarà: “l’applicazione del metodo di calcolo contributivo [che] determina in generale, nel lungo periodo, la riduzione degli importi di pensione”.

Non è una bella notizia. Per chiarire meglio ciò che voglio dire, semplifico molto e per questo già chiedo venia. La consecutio logica di questo processo economico sarebbe:

Sistema pensionistico pubblico sostenibile = applicazione piena del sistema contributivo = pensioni erogate più basse = maggiori risorse economiche verso la previdenza integrativa

Effettivamente, a guardare la “Relazione per l’anno 2023” della Covip, le nuove adesioni alle forme di previdenza complementare negli ultimi 2 anni stanno crescendo ad un passo sostenuto. Nel 2023 e nel 2022 le nuove adesioni sono state rispettivamente pari a 737 mila e 826 mila unità, registrando il terzo e il secondo dato di crescita annuale più importante dal 2008 al 2023.

Vuoi vedere che finalmente ci siamo messi in cammino verso una più seria e responsabile presa di coscienza?

Analizziamo insieme questi dati:

  • da una parte le “adesioni contrattuali” stanno spingendo la crescita dei nuovi aderenti. Il flusso più consistente è stato infatti assicurato dalle “adesioni contrattuali” e dalle iscrizioni dei dipendenti pubblici che, anche grazie alla formula del silenzio assenso, permette in automatico di far virare il TFR dei dipendenti all’interno dei fondi pensione negoziali;
  • dall’altra, lo stesso report di Covip dice: ”È tuttavia da osservare che la crescita di adesioni non sempre si accompagna a versamenti continui nel tempo e di ammontare sufficiente ad accumulare posizioni previdenziali significative”.

Peccato!

Nonostante ci siano più adesioni, la realtà è che i versamenti sono di ammontare modico e spesso vengono interrotti per poter far fronte a altre esigenze più urgenti e legate al presente. Non è raro infatti che le risorse accantonate per l’obiettivo pensione vengano distratte per soddisfare altri progetti (come l’acquisto o la ristrutturazione di un immobile). 

Questo incedere non è qualcosa di recente e nuovo: se guardiamo alla posizione individuale media delle risorse accumulate dagli aderenti (uomini e donne) che hanno fatto versamenti in passato e che adesso si trovano nella fascia 60 – 64 anni (a ridosso della pensione), potrai notare che il versamento medio complessivo dedicato alla forma pensionistica complementare è…

Hai letto? Sì, hai letto bene! Un importo medio di 45.000 euro per gli uomini e di appena superiore ai 30.000 euro per le donne.

Importi di questa grandezza ci dicono senza ombra di dubbio che il contributo medio che queste risorse daranno all’integrazione del trattamento pensionistico obbligatorio, sarà semplicemente insufficiente.

Ora, è difficile trovare un rimedio per le persone che oggi hanno già tra i 60 e i 64 anni. Rivediamo qui la conclusione della storia della cicala e della formica. L’inverno arriva e…

Ma tutti gli altri? E più nello specifico i giovani?

Ecco, qui sì che c’è molto da fare!

Il report Covip* riporta i dati di uno studio commissionato dal Comitato Edufin in collaborazione con BVA-Doxa che mira a valutare il ruolo dell’alfabetizzazione pensionistica nelle decisioni di pianificazione della pensione e nell’adesione e contribuzione ai fondi pensione.

In generale, le risposte del campione preso a riferimento dalla ricerca hanno confermato che il valore di competenze e conoscenze sul tema pensione è bassissimo.

Solo il 6% del campione è riuscito a rispondere correttamente a domande su: rischio di longevità, conoscenza base sul funzionamento del sistema pensionistico, pianificazione pensionistica e caratteristiche di base della previdenza complementare.

Lo studio afferma, però, che chi ha mostrato una conoscenza migliore sul rischio di longevità e sul metodo di calcolo della pensione base per i giovani è maggiormente disposto a partecipare e contribuire alla previdenza complementare.

Che cosa aspettiamo quindi? È un nostro obbligo morale intensificare gli sforzi per mostrare a tutti i nostri clienti la parte conclusiva del racconto che, per terminare con un “… e vissero tutti felici e contenti”, deve necessariamente cambiare di passo.

Educare all’importanza di accantonare e (forse soprattutto) riuscire a mantenere le risorse dedicate alla sicurezza del domani, è diventato ormai cruciale per garantirsi una vecchiaia serena.

*https://www.covip.it/sites/default/files/notizie/relazione_per_lanno_2023.pdf

**Le persone in attività lavorativa pagano con i loro contributi previdenziali pubblici le pensioni di chi oggi ne ha diritto. Nel caso in cui il denaro non fosse sufficiente lo Stato italiano deve integrare con risorse proprie. Le risorse ad integrazione dei flussi contributivi mancanti arrivano quasi sempre dall’emissione di debito pubblico.

*** Fonte: KPMG su studio commissionato da AIPB vedi link al documento: https://www.aipb.it/sites/default/files/all/2024-06/REPORT_Il%20Private%20Banking%20in%20un%20mondo%20più%20longevo.pdf

**** Fonte: MEF vedi link al documento : https://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/Attivit–i/Spesa-soci/Attivita_di_previsione_RGS/2024/Ltdmlpdspess-2024.pdf

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