Sai essere resiliente come i mercati finanziari?

Sono sicuro che hai già visto il quadro La Danza di Henri Matisse*.

Matisse morì nel 1954 a 84 anni raggiungendo un’età ragguardevole per l’epoca complicata in cui si trovò a vivere. Eppure la sua vita non fu sempre rose e fiori. Infatti il pittore trascorse gli ultimi 15 anni della sua esistenza su una sedia a rotelle.

Questo impedimento fisico, che fiaccherebbe il morale di qualsiasi essere umano, avrebbe potuto colpire ancor di più l’Artista. Invece Matisse, nonostante fosse già famoso e non avesse nulla da dimostrare al mondo intero, non rinunciò mai ad esprimere la propria arte. Se dipingere grandi tele era ormai diventato quasi proibitivo, il pittore riuscì ad ideare un modo nuovo di fare arte che fosse più adatto al suo nuovo stato.

Non potendo lavorare su grandi blocchi di pittura, decise di lavorare su piccole forme da ritagliare e incollare: il “gouache découpée” o “collage”.

Ed ecco nascere capolavori che ancora oggi ammiriamo (ad esempio il “Nudo Blu”).

La storia di Matisse è sicuramente un bell’esempio di resilienza, cioè di capacità di reagire ad un evento avverso.

Resilienza è una parola difficile che indica però qualcosa che conosciamo bene: tutti abbiamo attraversato periodi di vita poco fortunati o molto difficili e tutti ci siamo trovati nelle condizioni di dover applicare questa grande forza.
Ciò che non conoscevo, invece, è che la parola “resilienza” deriva dal latino “resilire”, che significa letteralmente “rimbalzare”.
Effettivamente l’immagine rende bene: quando qualcosa ci colpisce e non possiamo schivare il colpo, compiamo un vero e proprio rimbalzo figurato.

La parola resilienza, però, non è riferibile alle sole umane azioni, ma può anche essere associata ai sistemi o alle cose. Nella stessa finanza il concetto di rimbalzo è usato da sempre, ad esempio, quando ci riferiamo ai mercati finanziari.

Ecco perché possiamo affermare con certezza che il 2023 è stato senza dubbio un anno resiliente per i mercati azionari globali che hanno confermato la loro capacità di rimbalzo.

In occasione di questa mia riflessione, ho voluto aggiornare una tabella che avevo già presentato qualche mese fa**. In questa immagine elencavo delle “buone ragioni” per cui ogni anno potremmo avere una giustificazione per non investire o per uscire dai mercati se siamo investiti (un evento avverso che scuote i mercati e alimenta le nostre paure).
Se invece si riesce a comprare e a tenere tutte le più importanti aziende quotate sui mercati azionari globali, terremo anche noi un comportamento resiliente, proprio come fanno i mercati azionari globali quando rimbalzano dopo aver preso un colpo.

Dalla tabella si deduce che in qualsiasi anno fossimo entrati (un inizio d’anno tra il 1990 e il 2023) sul mercato azionario globale (MSCI World Index in Eur, accessibile ad esempio tramite un semplice ETF) e avessimo tenuto la posizione sino alla fine dello scorso anno (2023), saremmo riusciti ad ottenere un rendimento positivo. Questa è una testimonianza tangibile che dimostra un fatto: nonostante ci siano stati molti momenti negativi, decidere di comprare la capacità di miliardi di persone di progredire economicamente (MSCI World Index) è stata, e rimane, un’azione resiliente.

Se nel 2023 i mercati azionari hanno dimostrato una buona resilienza, cosa possiamo dire dei mercati obbligazionari più sicuri, come quelli dei titoli di stato?

Lo scorso anno è stato un anno migliore rispetto al 2022, ma il rimbalzo dei prezzi a cui abbiamo assistito è ancora poca cosa rispetto a quanto servirebbe per recuperare la discesa dei prezzi del 2022.

Chi, prima del rialzo dei tassi di interesse delle principali banche centrali occidentali, aveva in portafoglio una discreta duration (titoli con scadenze prolungate), ancora oggi sta leccandosi le ferite mentre si chiede: le mie obbligazioni o i miei fondi obbligazionari rimbalzeranno? Anche loro sono resilienti?

Per provare a rispondere a questa domanda con delle evidenze ho fatto un’analisi storica della capacità di rimbalzo dei mercati obbligazionari, prendendo a riferimento il titolo decennale americano: il Treasury Bond a 10 anni (T-Bond). L’ho scelto perché è quello con la serie storica più lunga, con presenza di duration e assenza di rischio di credito***.

Faccio una premessa: la capacità di recupero o “rimbalzo” delle obbligazioni dipende molto dall’andamento dei tassi di interesse delle banche centrali e dai livelli di rendimento nelle diverse fasi storiche.

Bene, la storia dal 1928 al 2023 del T-Bond ci dice questo:

In 96 anni di analisi si registrano 14 “colpi bassi”, dove:

  • in 9 dei 14 casi i rendimenti “total return” (prezzi e cedole) hanno permesso di recuperare entro i 2 anni;
  • in 3 casi il recupero è avvenuto entro i 3 anni;
  • in 1 caso entro i 4 anni (alla fine degli anni ’70 con la più alta inflazione);
  • nell’ultimo caso, ovvero oggi, dopo circa 3 anni di durata la fase di recupero è ancora in corso.

Possiamo quindi concludere che anche il mondo delle obbligazioni più sicure, così come quello delle azioni, è resiliente, è cioè capace di rimbalzare.

A volte i tempi sono stati molto brevi, altre volte, come nell’attuale fase di recupero non ancora conclusa, sono più lunghi. Rimane comunque l’elemento positivo della pronunciata discesa dell’inflazione che, rispetto al 2022, negli USA si è praticamente dimezzata e che in Europa si è ridotta addirittura di 2/3. Ne consegue che tale riduzione dovrebbe prospetticamente aiutare la discesa dei tassi di interesse delle banche centrali, la crescita dei prezzi dei titoli obbligazionari e l’avvicinamento dei tempi di recupero.

Ma allora, se i due principali pilastri su cui costruiamo gli investimenti nel tempo si sono dimostrati resilienti, mi domando:

quale può essere l’elemento che spesso ci fa deragliare dal non cogliere questo rimbalzo?

Di sicuro è il nostro comportamento.

Quindi cosa è possibile fare per migliorare i nostri comportamenti?

Usare questo accorgimento: fare la cosa giusta e non fare ogni cosa che ci capita a tiro nel modo giusto.

Fare la cosa giusta significa fare poche cose in maniera disciplinata, basandosi su questi 3 concetti:

  1. avere chiari gli obiettivi di vita per cui si investe;
  2. mantenere un’elevata diversificazione degli investimenti;
  3. rimanere il più possibile fedeli ai tempi concordati per i singoli obiettivi/investimenti.

Proprio oggi ho voluto parlarti di questo tema perché stanno iniziando a suonare di nuovo le sirene del marketing di Stato in relazione alle prossime emissioni di BOT e BTP Valore.

Ancora una volta affermo che questi strumenti, per quanto siano necessari e utili, non potranno mai rappresentare i soli cerotti da mettere sulle nostre piccole o grandi ferite finanziarie.

*https://it.wikipedia.org/wiki/Henri_Matisse

**https://goalbasedinvesting.it/il-tempo-del-rimpianto/

*** I dati provengono dal database della New York University, alimentato dal professor Aswath Damodaran:

https://pages.stern.nyu.edu/~adamodar/New_Home_Page/datafile/histretSP.html

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