Sai a che tasso si rivaluta la tua pensione pubblica ogni anno?

“Lento e veloce” sono complementari!

Questo è quello che ci dice implicitamente la famosa rappresentazione di come funziona la nostra mente elaborata dallo psicologo e premio Nobel Daniel Kahneman. 

Se il “Sistema 1”, quello veloce, ci aiuta a prendere decisioni automatiche, inconsce e talora emotive, senza dover raccogliere grandi informazioni, il “Sistema 2” invece è quello lento “diversamente razionale” e adatto all’organizzazione del futuro. Questo secondo sistema è quello che ci aiuta a prendere decisioni di natura più strategica, dopo aver avuto un congruo tempo per raccogliere i dati.

Ogni giorno della nostra vita vede i due sistemi interagire l’un l’altro in totale complementarietà. Anzi, possiamo dire che la nostra sopravvivenza stessa ne è il risultato diretto: nessuno dei due deve sovrastare l’altro; al contrario, entrambi devono lavorare al meglio e in perfetta armonia.

È come se costantemente attingessimo le informazioni dal mondo intorno a noi con un duplice punto di vista: un occhio osserva l’oggi, per permetterci di reagire velocemente alle vicissitudini quotidiane e alle emergenze, mentre l’altro si spinge più lontano, raccogliendo le informazioni più significative che consentano l’interpretazione di scenari futuri.

È evidente che tutti e due questi punti di vista sono essenziali. Se bendassimo l’occhio che guarda vicino rischieremmo di sbandare ad ogni passo e di andare a sbattere. Se invece, pensando di semplificarci la vita, decidessimo di bendare l’occhio che guarda lontano, ci costerebbe un altissimo prezzo, perché il futuro potrebbe colpirci in modo inaspettato e violento.

Facciamo un esperimento: proviamo a tenere aperto l’occhio lungimirante su un tema specifico.

Il coefficiente di capitalizzazione delle Pensioni

È un argomento che ho già trattato in altri articoli*, seppur in maniera marginale. Adesso vorrei invece mettere in evidenza i risvolti pratici sul nostro futuro.

Il “coefficiente di capitalizzazione” è quel valore che, nel sistema contributivo, viene utilizzato ogni anno per rivalutare l’ammontare dei contributi accumulati (detto anche montante contributivo) dai lavoratori.

Ai contributi che i lavoratori e/o i datori di lavoro versano ai vari Istituti previdenziali viene riconosciuta una rivalutazione annuale collegata all’andamento medio a 5 anni delle variazioni del Prodotto Interno Lordo italiano. Il coefficiente di capitalizzazione è, quindi, uno dei fattori che incide di più, al pari della carriera lavorativa e dell’età di pensionamento, sull’entità dell’assegno che sarà erogato al futuro pensionato.

Questo tipo di rivalutazione incide soprattutto sui giovani, o comunque su tutti coloro che sono entrati nel mondo del lavoro dopo il 1995 (me compreso). Ecco, tutti coloro i quali fanno parte di questo secondo gruppo sono obbligati per legge a calcolare la loro pensione con il sistema contributivo.

Se l’ultimo dato disponibile, applicato dal 1° gennaio 2024 ai contributi versati al 31/12/2022, è pari al 2,3%, i dati degli ultimi anni sono in generale abbastanza allarmanti**:

coefficiente di capiatalizzazione della pensione dal 1963 al 2024. media totale 8,56%. media ultimi 10 anni 0,96%

Ahimè hai letto proprio bene!

Negli ultimi 20 anni il tasso medio è stato pari all’1,80% (rispetto all’8,56% dell’intero periodo). Negli ultimi 10 anni, invece, i nostri contributi pensionistici si sono rivalutati ad un tasso medio annuo pari allo 0,96%. Questo perché la crescita del PIL italiano è scesa vertiginosamente e così di conseguenza la sua media a 5 anni.

Sono sicuro che tutti intuiscano che il valore degli ultimi 10 anni sia estremamente basso, ma vorrei quantificare l’impatto rendendo il calcolo più esplicito.

1 euro accantonato ogni anno e rivalutato all’1% all’anno nel tempo produrrebbe:

  1. dopo 10 anni un capitale rivalutato pari a 10,57 euro (10 euro versati da te e 0,57 euro prodotti dalla rivalutazione);
  1. dopo 20 anni un capitale rivalutato pari a 22,24 euro (20 euro versati da te e 2,24 euro prodotti dalla rivalutazione);
  1. dopo 30 anni un capitale rivalutato pari a 35,13 euro (30 euro versati da te e 5,13 euro prodotti dalla rivalutazione).

Se lo paragoniamo ad esempio al 3% del tasso di rendimento medio annuo, negli ultimi 10 anni, dei fondi pensione aperti bilanciati***, tale valore risulta ancora più striminzito, no?

Infatti:

1 euro accantonato ogni anno e rivalutato al 3% produrrebbe:

  1. dopo 10 anni un capitale pari a 11,81 euro (10 euro versati da te e 1,81 euro prodotti dalla rivalutazione)
  1. dopo 20 anni un capitale pari a 27,68 euro (20 euro versati da te e 7,68 euro prodotti dalla rivalutazione);
  1. dopo 30 anni un capitale rivalutato pari a 49,00 euro (30 euro versati da te e 19,00 euro prodotti dalla rivalutazione).

Questa semplice raccolta di dati, oltre che allarmarci sull’ammontare delle nostre pensioni future, è anche l’ennesima dimostrazione dell’importanza di diversificare globalmente i propri investimenti:

1% Italia vs 3% Mondo

Ora, purtroppo, tutti sappiamo di non avere alcuna possibilità di incidere sull’allocazione e sulla rivalutazione dei nostri contributi pensionistici pubblici. Questi infatti sono stabiliti per legge e non sono realmente accantonati in alcuna forma di investimento; servono solo a pagare le pensioni delle persone che oggi sono già in pensione.

D’altro canto a mio avviso non ritengo possiamo aspettarci molto dalla crescita economica italiana nel prossimo futuro. Come ogni studente di economia del I° anno sa, infatti questa**** dipende dalla demografia, dal numero persone in età lavorativa (15-64 anni), e dalla produttività. Negli ultimi 20 anni a tal proposito l’Italia ha perso circa 3 milioni di lavoratori nella fascia d’età tra i 25-49 anni.

Cosa possiamo fare quindi perché il futuro non ci colpisca in maniera inaspettata e violenta?

Una mossa che possiamo mettere in atto è decidere di mettere al lavoro il resto del nostro patrimonio con la consapevolezza che oltre alla qualità delle allocazioni, molto importante è anche la quantità, ovvero la porzione di patrimonio investito rispetto al patrimonio disponibile.

E tu conosci qual è la percentuale di patrimonio realmente investito sul totale del tuo patrimonio disponibile?

Se sai la risposta a questa domanda significa che sei già a buon punto nel riuscire a tenere vigile e aperto l’occhio strategico che guarda lontano.

*https://goalbasedinvesting.it/previdenza-complementare/

**Dati elaborati da https://www.pensioneoggi.it/

***https://www.covip.it/sites/default/files/documentazionestatistica/agg_stat_dic23.pdf

**** Il famoso modello “neoclassico” di Robert Solow (1956), David Cass (1965) e Tjalling Koopmans (1965). A tal riguardo vedi anche il recente studio https://www.sas.upenn.edu/~jesusfv/Wealth_Working_Nations.pdf

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